Racchette al cielo per l’ultimo saluto a Christian Satriani

christian Satriari funerale

christian Satriari funerale

 

Palloncini bianchi a forma di cuore, racchette al cielo, occhi gonfi di lacrime e un dolore immenso per questa morte drammatica che ha spezzato la vita di un giovane dal cuore generoso, leale, altruista. E’ una città attonita quella che oggi si è ritrovata a dare, insieme alla famiglia e agli amici di sempre, l’estremo saluto a Christian Satriani, il giovane ventenne morto nella notte tra sabato e domenica nel terribile incidente – nei pressi del cimitero di Francavilla Marittima – a bordo della Renault Captur sulla quale viaggiava insieme a Giovanni e Lucrezia, rimasti feriti entrambi (lei in condizioni gravi).

Una vela davanti la chiesa dei Sacri Cuori, dove il Vescovo della Diocesi di Cassano allo Jonio ha celebrato le esequie, prova a condensare la vita di un giovane strappato alla terra troppo presto. «Ragazzo leale, dolce e altruista come te non ne abbiamo mai conosciuto. Il dolore è forte  ma ci piace pensare che continuia. giocare tra gli angeli». Amante dello sport, altruista, un ragazzo “d’oro” di quelli che restano oggi perle preziose da trovare. Una vita spezzata nel terribile impatto di quella auto che schizza sull’asfalto e cancella i sogni di un ventenne con il cuore pieno di sogni e gli occhi luminosi di vita e bellezza.

E’ struggente l’atmosfera che accoglie il feretro, ancora di più quando la bara bianca esce sul sagrato della chiesa, salutata dalle racchette al cielo dei compagni di tennis. L’ultimo gesto che consegnare al cielo il corpo di un ragazzo alla quale la vita ha chiesto un sacrificio troppo grande. Ci prova il vescovo, Monsignor Francesco Savino, a comporre i pezzi di un cuore spezzato: quello della sua famiglia e di tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato.

«Caro Christian – dice il Pastore della chiesa locale – sapessi quale profondo dolore mi attraversa mentre ti scrivo e penso ai tuoi vent’anni strappati alla vita in questa primavera così insolita che, oggi, si incupisce con la tua perdita. Che cosa ne sarà dei tuoi sogni? Delle tue felicità? Dei tuoi amori? Dei tuoi vent’anni “portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans”, cantava Guccini. Sì, perché tu hai dato forma ai tuoi anni. Non ti ho conosciuto forse mai di persona e di questo mi rammarico perché a sentire il bene ed il buono che di te si dice, ho perso occasione di incrociare degli occhi belli, degli occhi che donavano amore, che donavano gioia. Al tie-break con la vita non hai perso Christian, tu che eri un campione nel tennis lo sai bene. Non hai perso perché ti sei lasciato accogliere da Gesù con l’umiltà e la gentilezza che ti hanno reso un campione anche fuori dai campi di gioco».

Poi il vescovo si rivolge ai genitori, al fratellino e a tutti coloro che lo hanno amato. «Vorrei dire loro di custodire il mistero della tua morte per custodire la verità della tua vita che è stata un abbandonarsi alle braccia di Dio». E poi ancora «non potrò mai essere indifferente al dolore di quanti ti hanno amato ma so che il tuo vivere, così pieno di senso, darà loro il coraggio di farti rinascere, attraverso quella potentissima forma di incontro che è il ricordo e che è la preghiera. Quello stesso senso accompagnerà anche i tuoi cugini Giovanni e Lucrezia che con te hanno attraversato la paura della morte e che ora lottano cercando un nuovo ancoraggio alla vita».