Incendio al Cinema Diana, denunciati due giovani

incendio lungro

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LUNGRO – Denunciati in stato di libertà due giovani della cittadina di Lungro perché ritenuti responsabili del reato di incendio (art 423 codice penale) ai danni dell’ex Cinema “Diana” verificato nella cittadina arbereshe nella notte tra il 4 ed il 5 dicembre in occasione della festa di San Nicola. Uno di loro è minorenne. Ai due giovani sono arrivati i Militari della locale stazione comandata dal Maresciallo Capo Emanuele Massimiani dopo le indagini condotte subito dopo l’episodio che ha innescato nella comunità anche un grande dibattito sociale sugli spazi di aggregazione che mancano. Nella notte dell’episodio il sospetto che fosse di origine dolosa era subito balzato all’attenzione degli inquirenti. Il Maresciallo capo Massimiani, che da meno di un mese è alla guida della Stazione Carabinieri di Lungro, aggregata al Comando Compagnia di Castrovillari, con grande esperienza investigativa si era subito messo alla ricerca di tutti gli elementi utili per scovare gli eventuali responsabili. Proprio da un indizio trovato sul luogo dell’incendio durante i primi sopralluoghi delle forze dell’ordine e attraverso le testimonianze rese da numerosi giovani del posto i Militari hanno potuto ricostruire dettagliatamente i fatti e trovare i responsabili di quanto accaduto. Secondo le ricostruzioni i due giovani, oggi denunciati, avrebbero acceso un falò nelle adiacenze di una porta di legno dello stabile non provvedendo al totale spegnimento dello stesso che durante la notte ha interessato poi il resto dello stabile. Dopo l’accertamento delle responsabilità ritorna prepotente la sollecitazione dell’associazione “Acta Ungra” che sull’episodio aveva avviato una riflessione proprio per la natura dello stabile da sempre «luogo di aggregazione storico per la nostra comunità» e da tempo abbandonato. Acta Ungra aveva messo in luce che «fino a pochi anni fa, c’erano tanti spazi pubblici e privati in cui la socialità veniva praticata, sia come avanzamento culturale dei fruitori sia come prevenzione, tra l’altro, di atti simili». Ed il “perché?” di quanto accaduto era l’interrogativo per «individuare responsabilità. Non individuali, ma diffuse. Quel luogo è stato chiuso ed abbandonato a sé stesso, così come tanti altri» e «la mancanza di luoghi in cui confrontarsi e trascorrere il tempo libero porta all’inaridimento della persona e della società». Per questo il sodalizio ha rilanciato il bisogno di «luoghi di incontro, spazi pubblici e sedi associative per invertire pericolose derive degradanti».