De Barti: Armentano mi diffama. Io non rubo la scena a nessuno

flavio de barti

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MORMANNO – «Non ho inteso rubare la scena o i meriti di qualcuno» o «assumere la piena ed esclusiva responsabilità dello sblocco dei fondi pubblici» ma piuttosto «apportare il mio contributo, per l’ennesima volta, anzitutto da semplice cittadino di Mormanno e poi da iscritto ad un partito politico (lo stesso partito politico del Sindaco), pubblicizzando il più possibile una delibera interessante finora ignorata e non conosciuta dai più e soprattutto dai diretti interessati». Così Flavio De Barti (nella foto), membro della assemblea nazionale del Partito Democratico, risponde alle critiche ricevute dal Sindaco di Mormanno, Guglielmo Armentano, dopo la sua uscita sulla stampa locale. Il suo intervento, già espresso in precedenza, ha provato a «velocizzare una macchina burocratica lenta e forse troppo macchinosa che vedeva trascinarsi una “triste storia” ormai da tre anni». De Barti riconosce «senza ombra di dubbio, il duro lavoro svolto da tutte le istituzioni Locali, Regionali e Nazionali, a prescindere dal loro colore politico, per la risoluzione del problema» ma rilancia rispetto al fatto di cui è stato accusato dal Sindaco, cioè di non conoscere i fatti di cui parla. «Lo invito ad un dibattito pubblico sereno e pacato, in televisione o in pubblica piazza, facendogli scegliere data, orario e luogo sui fatti inerenti il terremoto del Pollino ed anche i tantissimi problemi irrisolti dal suo governo (ormai quasi decennale) e purtroppo galoppanti in cui versa Mormanno, nel quale poterci confrontare per il bene ed il futuro di questa comunità». E si dice «distante» da questo «modo di fare politica e dalle scelte del partito locale del PD di Mormanno che avalla e sostiene, in un assordante silenzio, tutto questo». Ma la querelle politica potrebbe presto diventare altra cosa. Rispetto agli «epiteti» usati da Armentano nella sua replica De Barti lo invita a «sospendere ogni attività lesiva e diffamatoria del diritto all’immagine, al nome ed alla mia dignità riservandomi la facoltà di tutelare la mia onorabilità e la mia reputazione nelle opportune sedi giudiziarie».