Castrovillari diventi mosaico di bellezza. Monsignor Savino: la vera sfida è essere comunità

sangiuliano lopolito savino

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CASTROVILLARI – La santità la «dobbiamo desiderare» e attuare «nella fedeltà alla scelta di vita» quotidianamente. E’ una strada più semplice di quel che si pensi. Basta «vivere con impegno nel mondo» ed essere «fedeli» a quello che abbiamo scelto di essere «nella vita quotidiana». Lo insegna anche Giuliano, servo di Dio per 47 anni in Francia, patrono della Città di Castrovillari oggi venerato tra i Santi perché «ha fatto bene il vescovo» ed ha interpretato l’episcopato «non come potere ma come servizio». Ma la sanità non è scelta da vivere in solitaria. «La vera sfida è essere comunità». Così Monsignor Francesco Savino parla al popolo di Castrovillari nella ricorrenza liturgica solenne della celebrazione eucaristica in memoria di San Giuliano. Nella Basilica minore del centro storico c’è la politica, la società civile, gli uomini e le donne del tessuto sociale del capoluogo del Pollino, le rappresentanze delle forze dell’ordine. E’ a loro, tutti, che il Vescovo di Cassano all’Jonio si rivolge per inserire il contesto liturgico nella vita quotidiana, per far si che la festa religiosa si traduca in gesti essenziali da tradurre giornalmente, nel «modo più bello di essere uomini e donne» di questo tempo. Castrovillari è una città lacerata dalle divisioni, dagli egoismi, dalle gelosie. Il presule l’ha colto in pieno, iniziando a vivere spesso e volentieri i tanti momenti pubblici del capoluogo del Pollino. «I carismi» di cui ne riconosce il valore devono servire a fare di Castrovillari «un mosaico della bellezza» ad attivare «processi di comunità» in cui per essere santi ognuno svolga il proprio ruolo al meglio possibile ma insieme ad altri. La divisione sarà la dannazione per «impedire a Castrovillari di diventare una città bella». Essere mosaico, come ricorda il Vescovo, significa essere «tessera» di un quadro complessivo che per vedersi nella sua magnificenza deve «mettersi insieme», restare unito. Così la città sarà «vivibile e solidale» e parole come «corresponsabilità» risuoneranno vere e vissute. «Santi nella vita quotidiana» è la sfida di unità nella unicità che il Vescovo lascia a tutti per essere membra di un unico corpo, per dirla alla evangelica maniera. Già ieri erano tante le tessere mancanti di questo mosaico multiforme (ad iniziare dai sacerdoti delle parrocchie e da molti rappresentanti politici) che hanno perso la voglia e la passione di sentirsi comunità attorno al proprio patrono. Segno di un’identità collettiva che va recuperata, maturata, forse perché non c’è mai stata. Essere comunità è una sfida seria, ardua quanto la santità. Ma ora più che mai è l’esigenza primaria per non dichiarare il «fallimento della vita» e della Città.