Anci Calabria. Dopo la tragedia del Raganello i Sindaci alzano la voce

anci calabria post civita

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LAMEZIA TERME – Convocata per discutere delle questioni afferenti l’allerta meteo ed il sistema regionale di protezione civile l’assemblea dei Sindaci dell’Anci Calabria, presieduta da Gianluca Callipo, insieme all’Unione delle Province di Calabria, guidata da Franco Iacucci. Una riunione per ribadire «il dolore per quanto accaduto sul Pollino» – si legge nella lettera di convocazione inviata ai 400 sindaci calabresi – e per discutere approfonditamente della «responsabilità» e l’«impegno» che gli amministratori sono chiamati a svolgere quotidianamente «con competenze in settori delicati e complessi come, ad esempio, protezione civile, viabilità, edilizia scolastica, spesso senza strumenti e risorse adeguate». Quanto accaduto una settimana fa nel Comune di Civita – il cui Sindaco, Alessandro Tocci è stato abbracciato dalla solidarietà dell’assemblea – «impone una riflessione approfondita sulle competenza dei Comuni e sui protocolli da seguire per tutelare l’incolumità pubblica, soprattutto alla luce di alcune dichiarazioni rilasciate da autorevoli esponenti delle istituzioni che sembrano già individuare i sindaci quali unici responsabili di eventi di questo tipo». Per Callipo e Iacucci «a fronte di una normativa puntuale ed esaustiva, che sulla carta sembra offrire tutte le necessarie garanzie di sicurezza, fa da contraltare un sistema lacunoso e sbilanciato, che impone alle amministrazione comunale, soprattutto le più piccole, comportamenti e misure impossibili da applicare». Una situazione che viene da tempo denunciata portando all’attenzione delle istituzioni «l’inefficacia del protocollo di allerta meteo, che non può limitarsi, come invece oggi avviene, nell’invio quotidiano di una pec con il bollettino meteorologico per le prossime 24 ore, che 9 volte su 10 è attestato sull’allerta gialla. Praticamente ogni giorno, quindi, dovremmo attivare i dispositivi di allertamento della popolazione, mobilitare gli organismi deputati a gestire le emergenze e monitorare (non si sa bene come) tutti i siti a rischio, anche se poi dal cielo non cade neppure una goccia d’acqua. Ovvio che un sistema di questo tipo non è efficace, sia perchè genera sottovalutazione nei messaggi di pericolo rendendoli vani, sia perchè i comuni non hanno la concreta possibilità di attivare i protocolli voluti dalle norme nazionali e regionali. Sia chiaro, però, la cosa che più ci preme non è certo rinnegare le nostre responsabilità, ma far si che attraverso queste responsabilità ci sia consentito di proteggere efficacemente i cittadini».