Uniti ancora nella diversità : nella Chiesa di San Francesco un musical per il dialogo tra i popoli.

un momento del musical
un momento del musical
 
 
CASTROVILLARI – “Dio ama l’umanità. Siate apostoli della fratellanza delle Nazioni e dell’Unità”.  Solo uno dei tanti forti messaggi che la Gioventù Francescana di Castrovillari, ha voluto lanciare sabato sera, direttamente dalla loro chiesa al popolo, sia quello presente che quello rintanato a  casa dal freddo. E’ un messaggio che può e deve arrivare ovunque, perché, come diceva Madre Teresa di Calcutta “quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.  Sarà stato proprio questo, lo spirito che ha mosso questi giovani a lavorare gratuitamente (naturalmente ndr) studiando musiche, adattandovi frasi, creando delle slides che scorrevano su un pannello, a corredo di ciò che man mano rappresentavano con questo musical dal titolo “Uniti ancora nella diversità ”. Freschi, entusiasti, nel fiore degli anni migliori e coadiuvati da ragazzi in cammino per ricevere il Sacramento della Cresima, (guidati dalle catechiste Sandra e Margherita), i giovani della Gi.Fra, guidati dal loro presidente Antonio Rende e dalla Vice Sara Campagner, hanno intrattenuto per un’ora circa, la platea giunta numerosa nonostante il tempo inclemente. Tra i ragazzi che hanno lavorato a questo progetto, vi è uno scarto anagrafico importante (dai dodici ai ventidue anni di età): “ma proprio dai piccoli abbiamo tratto suggerimenti preziosi- ha specificato il Presidente della Gioventù Francescana”. 
A guida di questi giovani, il parroco della Chiesa, Padre Paolo Sergi, sempre a sostegno dei suoi gruppi, costantemente al lavoro a guida del “gregge” cristiano. Rende ha spiegato perché l’ancora disegnata sul volantino (da cui il “gioco” col titolo Uniti ancora nella speranza). Dio dovrebbe esser visto da tutti come un’ancora a cui aggrapparsi e di esempi validi per recepire questo messaggio, gli Evangelisti ne citano a iosa; uno per tutti: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.  Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».  E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». (Matteo 14-22,23). L’ancora, quindi come simbolo per aggrapparsi a Dio; una parola sui cui spostando di una sillaba l’accento, diventa un avverbio che rimarca e ripete un’azione nel tempo, in questo caso l’unione tra popoli, al di là del credo religioso. Un concetto che di questi tempi, si fa fatica a comprendere, alla luce dei recenti e sempre più menzionati episodi di violenza ma che questi giovani hanno voluto lanciare proprio dall’interno delle mura di una Chiesa e per di più francescana, perché, si legge nella vita del “giullare di Dio”, «San Francesco girovagò nei luoghi sacri di Palestina in cerca di raccoglimento, di pace».