Ultima giornata di Primavera dei Teatri

Oscar De Summa Stasera sono in vena
Oscar De Summa Stasera sono in vena
 
CASTROVILLARI – Ultimo appuntamento  domani 2 giugno con Primavera dei teatri, festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea, ideato e organizzato da Scena Verticale.
 
Si parte alle 17.30  al Castello Aragonese con al presentazione del volume di Vincenza Costantino dal titolo Il teatro come esperienza pedagogica.
In che modo una scienza come la pedagogia può incontrare un’arte come il teatro? L’accostamento dei due termini non è insolito. Negli studi pedagogici accade, a differenti livelli, di imbattersi nel teatro sia inteso come arte sia come attività pratica. Molti possono essere gli effetti positivi nelle sue applicazioni in ambienti educativi, in percorsi didattici e, in genere, nella formazione di adulti e bambini. Ma oltre alle connessioni più note e visibili, c’è una matrice comune che lega le due discipline sin dalle origini, si tratta della loro natura “relazionale”. La relazione io-altro così come la relazione attore-spettatore regolano e addirittura fondano un rapporto complesso e articolato che ha al centro l’uomo e la sua formazione esistenziale e culturale.
 
Alle 19 nella sala 14 La Corte Ospitale presenta Stasera sono in vena (prenotazione obbligatoria) di e con Oscar de Summa.
 Uno spettacolo ironico e amaro al tempo stesso. Un racconto che parte dall’adolescenza dell’autore in Puglia, negli anni Ottanta, anni in cui si è formata la Sacra Corona Unita, organizzazione che ha allargato i suoi settori di investimento scoprendo che il disagio umano è una delle cose che in assoluto rendono di più sul mercato. Un racconto semplice sul piano-sequenza di una terra che decide di cambiare direzione, di appropriarsi del proprio male. Un racconto che fa sorridere dall’inizio alla fine, tranne che in alcune fratture che interrompono la narrazione e che ci ricordano che quello di cui stiamo parlando è vero, è già successo, e buttano una luce sinistra sulla situazione di oggi: il mercato delle droghe performative, come la cocaina, genera introiti che superano il Pil di alcune nazioni come la Spagna o la stessa Italia. Un lavoro che riflette sul dolore della nostra anima che non trova collocazione nella società. Un dolore che spiana la strada all’utilizzo della droga come “panacea di tutti i mali”, come medicina che ci tolga dall’imbarazzo di vivere.
 
Alle 20.30 al Teatro Sybaris Vicoquartomazzini/Teatri di Bari mettono in scena Sei personaggi in cerca di autore diretto da Gabriele Paolocà.
Un padre, una madre e quattro figli. Sei personaggi irrompono nella testa di un ex teatrante. Sei personaggi incompleti, talmente incompleti da esser rappresentati anche solo con una parrucca o una giubba da marinaretto. Portano con sé un dramma doloroso, macchiato di sangue e vergogna. Chiedono all’ex teatrante di poterlo vivere lì, davanti a lui, affinché  lo possa trascrivere donandogli vita eterna. L’ex teatrante è titubante. Ha smesso col teatro. I Sei Personaggi tentano il loro autore nell’ora del crepuscolo, quando egli, abbandonato su una poltrona, lascia che l’ombra invada la sua stanza e che quell’ombra brulichi della loro presenza. E’ questa l’immagine con cui Pirandello descrive il sacro momento della creazione. E’ un’immagine inquietante e magica, bianca e nera: la questione creativa è una questione di vita o di morte. L’artista è un sensitivo succube di un’idea che s’impadronisce della sua testa e ne modifica lo sguardo e la realtà. Ed è così che la realtà, quella riconosciuta da tutti, diventa distante, la realtà di un altro pianeta.
 
Alle 22 nella sala 14 la Compagnia Amendola/Malorni propone L’uomo nel diluvio (prenotazione obbligatoria) di Simone Amendola e Valerio Malorni.
Un progetto che nasce dall’incontro con un’immagine in un libro per bambini. Vi è raffigurata la moglie del patriarca di fronte alla porta di casa, nell’atto di mangiarsi le unghie. Il marito, impegnato nella costruzione dell’arca, le ha chiesto di scegliere ciò che intende salvare dal diluvio, ma lei, di fronte all’uscio di casa, non entra, indugia.
Un lavoro che innesta nel corpo a corpo del Teatro, la dinamica del Mokumentary: il racconto di una vita reale attraverso meccanismi narrativi non scontati.
Uno spettacolo che si confronta con lo spettatore su un’urgenza.  Generazionale, sociale, della società e del paese in cui ci hanno costretto a vivere. In un momento in cui la parola emigrazione è così tragica e reale. Con una narrazione originale, percorrendo la linea sottile che separa la verità della persona e quella del personaggio, L’uomo nel diluvio inscena una storia individuale che diventa collettiva, per una necessità condivisa di speranze e di possibilità da realizzare.