“Mulignane” il riscatto femminile raccontato con brillantezza ed ironia

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GEA 3CASTROVILLARI – Con “Mulignane” la XVI Stagione Teatrale Comunale di Castrovillari si appresta a vivere il gran finale. Tre spettacoli da non perdere nel mese di aprile chiuderanno questa rassegna che sta ampiamente rispettando l’obiettivo che i direttori artistici, Casimiro Gatto di Aprustum e Rosy Parrotta di Khoreia 2000, si erano prefissati alla vigilia e cioè quello di riportare la gente al Teatro Sybaris con spettacoli di qualità e appetibili ad ogni tipo di pubblico. Sabato 11 aprile alle 21,00 il proscenio del Sybaris sarà tutto della poliedrica Gea Martire che porta in scena “Mulignane”, una commedia sagace sulla natura femminile, tra il timore di uscire allo scoperto e la dipendenza dagli uomini, tratta da un racconto di Francesca Prisco e diretta da Antonio Capuano. La visione dello spettacolo, prodotto da Eventi Mediterranei, non è consigliata ai minori di 14 anni. L’attrice napoletana, che al cinema ha incarnato diversi ruoli brillanti lavorando con numerosi Maestri, tra cui Ettore Scola, Mario Monicelli, Dino Risi, Giancarlo Giannini, Ferzan Özpetek e Carlo Verdone, racconta la storia di una donna del Sud, dalla sottomissione al riscatto finale. Zitella, trascurata nel vestire, succube di una madre invadente, insicura, la protagonista vive una quotidianità povera di stimoli, amicizie, bellezza e amore. Ella però si appresta a vivere un vero sconvolgimento che la farà sbocciare, tra situazioni comicissime e scene esilaranti; una vera e propria metamorfosi per parlare, ridendo, di forti temi sociali, come il rapporto uomo-donna, i ruoli, il rispetto reciproco. “Senza un uomo come si fa? È triste, e brutto, ci vuole un uomo, ci vuole l’amore… ahè, è ‘ na parola! E addo’ sta?”, dice la protagonista afflitta da una madre che, tra una parmigiana di “mulignane” e l’altra, la esaspera affinché trovi un marito. “Intanto gli anni passano e il vuoto intorno, anzi interno, dilaga. E allora va bene “qualunque”: un ‘turzo’, un arrogante, un pagliaccio, un rimorchio, un’altra trappola pur di arginarlo, quel maledetto vuoto”. E così cede all’amore occasionale di un rozzo fattorino che conosce, però, solo un amore: quello del sesso brutale, delle fruste, delle pratiche sadomaso, che lasciano alla malcapitata solo ‘mulignane’ (lividi). Ma le botte prese (metaforicamente e fisicamente) smuoveranno i muscoli della donna, pronta a ribaltare il suo destino e a far saltare gli schemi. E tutto si ribalta. Strade sotterranee conducono alla luce e le mulignane (melanzane) diventano ruoti di parmigiane da servire bollenti, insolita temperatura per la vendetta che, come è noto, è un piatto che va servito freddo. Il tutto con grande ironia, continui giochi a doppio senso (a partire dal titolo) ed espedienti comici, nel solco della tradizione farsesca, che trovano nella splendida interprete la perfetta quadratura del cerchio.